Da l'Arena del 12/02/10 Pag. 38
Coppia di professionisti delle mille identità, riuscivano a farsi concedere finanziamenti nei negozi di elettrodomestici e informatica con carte d’identità, codici fiscali, buste paga perfettamente riprodotte, con nomi di persone vere, dati plausibili, timbri perfetti, firme e foto, le loro. Quasi sempre le finanziarie, alle quali i negozi si appoggiano per i pagamenti rateizzati dei prodotti da parte dei clienti, ci «cascavano» e il credito veniva concesso. Così i due riuscivano a portarsi a casa televisori al plasma, pc e altro e poi sparivano nel nulla. Un «giochetto» ripetuto 15 volte con indubbie capacità e che ha fruttato loro circa 25 mila euro in merce. Ma due giorni fa è tutto finito: i carabinieri di Cologna e di Legnago hanno infatti tirato le fila dell’operazione chiamata «Plasma» sulle attività dell’insolita coppia e hanno arrestato per truffa aggravata in concorso Roberto Rizzato, 53 anni, residente a Brescia, e Sergio Bottan, 54, di Trieste. Denunciati a piede libero, invece, C.P., 39 anni e B.M., 40 anni, entrambi del bresciano, e D.M.A., 25 anni, del napoletano.
In realtà non c’è stato bisogno di accompagnare i due in carcere perché c’erano già: il primo, Rizzato, a Brescia e il secondo, Bottan, a Vigevano. Entrambi per reati contro il patrimonio e per truffe. Rizzato era stato arrestato ad ottobre 2009 per furto il flagranza e Bottan mentre compita l’ennesima truffa ad agosto 2009. Truffa dello stesso tipo delle 15, portate a termine, che sono state smascherate dai carabinieri di Cologna in nove mesi di indagini. Risale infatti al 18 marzo 2009 la prima denuncia a carico di Rizzato per aver cercato di sottrarre un televisore all’Iperfamila di Cologna con documenti falsi. Da quella segnalazione di tentata truffa, i raggiri ai danni di negozianti e finanziarie proseguirono in molti altri ipermercati del veronese, dal lago al capoluogo di provincia, da est a sud di Verona, da Affi a Bussolengo, da Bardolino a San Bonifacio, da Isola Rizza a Legnago, solo per citare alcune zone. La coppia lombarda - si ritiene che abitassero in Lombardia, visto che gli indirizzi forniti non corrispondono a case effettivamente abitate dai due - ha agito in modo metodico per nove mesi. Ogni volta i due si procuravano, in brevissimo tempo, identità diverse, di persone che realmente esistono, con dati che corrispondono a posizioni fiscali e a lavori in aziende di tutto rispetto. Agivano singolarmente: si presentavano cioé l’uno il mattino e l’altro il pomeriggio. Le foto nei documenti che fornivano ai centri commerciali erano le loro e ciò, a lungo andare, li ha messi nei guai perché qualcuno, dalla memoria visiva più forte, si accorgeva dei «doppioni» e bloccava tutto. Quando non succedeva, i due uscivano con il loro elettrodomestico o hi-fi che poi veniva subito rivenduto. Qualcun altro invece si è ritrovato nei guai: le finanziarie, infatti, ad un certo punto passavano all’incasso dei fantomatici clienti ai quali era stata «rubata» l’identità, ma questi non avevano mai comperato nulla.
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Delinquente questo figlio di Bottan... E' certamente di nuovo in azione, bisognerebbe metterlo in una galera, chiudere la sua cella con una chiave di cioccolato e fargliela mangiare a questo fio di una gran Bottan
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